Contributo importante

Il contributo di Alberto Mantovani sulla legalizzazione della marijuana

 

27 Luglio 2015

 

Per chi non lo sapesse Il Professor Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Irccs Humanitas di Rozzano e docente dell’università degli Studi di Milano, in un ranking pubblicato sull’European Journal of Clinical Investigation è risultato lo scienziato italiano più influente nel mondo.

 

Ha ritenuto di intervenire nel dibattito sulla legalizzazione della marijuana inviando una lettera al Direttore del Corriere della Sera.

 

Abbiamo ritenuto di ripubblicare il suo intervento in quanto ci sembra che possa fare un po di chiarezza in mezzo a tutto quel fumo

Caro direttore, la proposta presentata in Parlamento per la legalizzazione di coltivazione ed uso di cannabis e derivati, che ha raccolto un supporto bipartisan, suscita in me grande preoccupazione. In Italia abbiamo già due droghe legalizzate, alcol e nicotina (presente nelle sigarette, anche elettroniche), entrambe sostanze che causano dipendenza: non abbiamo bisogno di una terza visto il prezzo altissimo, in salute, che già paghiamo per le prime due. Il fumo di sigaretta costituisce il principale fattore di rischio di cancro al polmone e causa 80mila morti all’anno. Aumenta l’incidenza di tumori e malattie cardiovascolari come infarto, ictus, trombosi. Su tre fumatori, uno morirà per cause legate al fumo. Ed è solo un quadro parziale dei danni. L’alcol invece si traduce, su scala globale, in oltre 490 mila decessi all’anno per malattie epatiche, dalla cirrosi al cancro del fegato. Il carico di malattia legato ad alcol e fumo di sigaretta è assai più grande di quello causato da eroina, cocaina e simili: questo perché il loro uso legale ne comporta una grande diffusione. La proposta di legalizzazione della cannabis si basa sull’assunto che si tratti di una droga «leggera». Dal punto di vista farmacologico, però, non esiste distinzione tra droghe pesanti e leggere: entrambe causano dipendenza e hanno ricadute importanti sulla salute. Una review recente pubblicata sul New England Journal of Medicine fa il punto sui danni causati da marijuana e cannabinoidi: dipendenza, difficoltà nell’apprendimento, riduzione della memoria, compromissione della coordinazione motoria, alterazione della capacità di giudizio, frustrazione nel raggiungimento degli obiettivi nello studio o nel lavoro e in famiglia, aumentato rischio di patologia psichiatrica, compromissione delle difese immunitarie polmonari. Danni tanto più gravi se l’uso inizia nell’adolescenza.

È bene saperlo, ed è fondamentale farlo sapere. Da medico-immunologo, la mia preoccupazione è massima: il tetraidrocannabinolo, uno dei principi attivi della cannabis, ha effetti profondi sul sistema immunitario. Ciò che più spaventa è che — come accaduto per alcol e fumo di sigaretta — solo a distanza di decine di anni misureremo il prezzo in salute di un aumento del consumo di cannabis associato alla legalizzazione. E a pagare saranno soprattutto i più fragili, adolescenti e fasce povere della popolazione. Preoccupante anche il fatto che l’utilizzo medico di cannadi bis e derivati possa trasmettere un messaggio positivo. La possibile utilità clinica della marijuana e dei suoi principi attivi — nel controllo di nausea e vomito, glaucoma, dolore cronico, infiammazione — è oggetto di studio, ma ciò non significa che queste sostanze facciano bene. Come per tutti i farmaci, è necessaria un’attenta valutazione, caso per caso, del rapporto benefici/rischi. Sulla base delle conoscenze mediche, dunque, è per lo meno auspicabile che alla proposta di liberalizzazione della cannabis — cui ribadisco di essere fortemente contrario — si associ l’obbligatorietà di un avviso sulle piantine e sui loro derivati: la marijuana danneggia gravemente la salute.