Ecstasi

 

"E’ quanto meno insolito: una nuova generazione di giovani disposti al rischio scopre una generazione di nuove droghe rischiose, e nessuno se ne preoccupa seriamente". Queste parole appartengono a Gunter Amendt sociologo tedesco non sicuramente sospettabile di atteggiamenti proibizionistici.

L’Ecstasy è sicuramente la più diffusa tra le cosiddette nuove droghe. In realtà di nuovo ha veramente poco se non le cifre relative alla diffusione che sta crescendo in modo esponenziale. Questa molecola (MDMA) 3,4-metilendiossimetilanfetamina, che appartiene alla classe dei derivati sintetici dell’anfetamina e non è mai stata commercializzata dall’industria farmaceutica, fu infatti scoperta nei Laboratori Merck in Germania nel 1912 e brevettata successivamente come anoressizzante nel 1914. E' dimenticata per alcuni decenni quando è riscoperta, alla fine degli anni ‘70, da alcuni psichiatri di Los Angeles: la MDMA sembra dissipare le paure e le angosce del paziente permettendo di esplorare i ricordi traumatici bloccati dalla rimozione. L’ effetto prodotto da questa molecola, che gli psichiatri battezzano con un anagramma ADAM (a significare un ritorno allo stato naturale dell’innocenza), viene definito "simpatogeno" o "empatogeno" (dal greco empatheia, sentire dentro). Convinti di essersi imbattuti in un formidabile strumento di lavoro nei primi anni ‘80 gli psicanalisti chiedono all’ente di controllo farmaceutico statunitense , FDA, di approvarne ufficialmente l’uso. E’ il 31 Maggio 1985 quando la DEA (Drug Enforcement Administration) ne proibisce definitivamente l’utilizzo con motivazioni riconducibili alla neurotossicità della sostanza. Addirittura iscrive la MDMA nella lista nera delle sostanze, la tabella 1 assieme ad eroina e cocaina. L’utilizzo di MDMA, peraltro, se da un lato permette d'essere estremamente più approfonditi nell’analizzare se stessi, dall’altro conduce ad una forma di interiorità ripetibile e meccanica.

 

MDMA.jpg (9808 byte)La bocciatura della DEA è simultanea alla diffusione della sostanza nelle discoteche "alternative" della costa californiana, abbandona il troppo pretenzioso nome di Adamo per assumere il più accattivante Ecstasy. In poco tempo sbarca in Europa, prima ad Ibiza poi in Inghilterra, Austria e Germania. In Italia fa la sua comparsa nei primi anni ‘90, all’inizio nei circuiti dei rave party poi nelle discoteche.

 

La diffusione massiva e capillare di questa sostanza, e dei tanti suoi derivati, è dovuta sostanzialmente alla relativa facilità di produzione in laboratori clandestini e al basso costo del prodotto. La sintesi di questa molecola non richiede infatti particolari conoscenze e costose apparecchiature.

 

E’ prodotta in polvere che è poi inserita in capsula o più frequentemente sotto forma di compresse. Molto spesso al posto dell’ecstasy sono vendute altri derivati anfetaminici, sostanze psicoattive similari in cui è modificata parzialmente la molecola (MDA, MDEA, MBDB, .....). Sempre più frequentemente è associata ad eroina. Nella quasi totalità dei casi il compratore è all’oscuro della composizione della sostanza che acquista e assume.

 

In gergo ha diversi nomi (Adam, rave, giuggiola, ...) mentre quello usato più di frequente sembra essere "cala" e si presenta sotto forma di compresse che riportano solitamente una stampigliatura che dovrebbe identificare il produttore e contribuire alla denominazione. Fra i marchi figurano scritte (ADAM, CCCP, EVA, LOVE), personaggi dei fumetti, animali e altro. Sono state sequestrate compresse che associavano MDMA ed eroina e si presentavano di colore grigio con il disegno di una colomba (colombine grigie). In altri controlli l’MDMA era associata ad altri allucinogeni come LSD o anfetamine.

 

L’esigenza dei produttori di sfuggire ai controlli e ai sequestri fa si comunque che vi sia un rapidissimo evolvere di marchi, colori e composizioni e quindi difficilmente sono riconoscibili per lunghi periodi di tempo.

 

Meccanismo d’azione della MDMA

Gli effetti principali della MDMA sono dovuti a modificazioni della funzione e dell’integrità dei neuroni serotoninergici. Sono così chiamati quei neuroni che hanno come neurotrasmettitore la serotonina. Questa sostanza svolge un importante ruolo fisiologico nel controllo del comportamento motorio, alimentare, sessuale ed aggressivo, nonché nella regolazione del sonno e della percezione del dolore. Appare inoltre importante il suo ruolo nel controllo dell’ansia, nelle sindromi depressive e nel comportamento affettivo nel suo complesso. La serotonina ha anche funzione di potente vasocostrittore.

 

L’assunzione di Ecstasy causa un prolungato effetto eccitatorio a livello dei neuroni serotoninergici imponendo una massiva liberazione di serotonina nell’organismo seguita dall’effetto opposto caratterizzato dal blocco della sintesi della serotonina stessa.

 

 

Effetti tossici acuti da MDMA

Agisce dopo 20-40 minuti dall’assunzione; il massimo dell’effetto si raggiunge dopo circa un’ora e permane per 4/8 ore. Gli effetti comunemente ricercati e riportati sono uno stato di benessere, euforia e piacere, sintonia con l’altro, facilità di comunicazione; le percezioni vengono intensificate, la musica si sente meglio e i colori appaiono più intensi. L’ecstasy è dotata anche di effetti allucinogeni similmescalinici con distorsione delle percezioni sensoriali. Assunta spesso in combinazione con alcool etilico, risulta molto pericolosa anche per i gravi disturbi dello stato di vigilanza che sembrano essere i responsabili di un gran numero di sciagure del traffico stradale che si verificano nelle ore notturne (le cosiddette "stragi del sabato sera).

 

Tracce del consumo di ecstasy sono rintracciabili nelle urine per 2-4 giorni.

 

Gli effetti farmacologici prodotti dall’MDMA nelle ore successive all’assunzione della sostanza inducono modificazioni comportamentali di tipo neurovegetativo (agitazione psicomotoria, tachicardia, aumento della vigilanza, etc.) e neuropsichiatrico (euforia, dispercezioni, aumento della fiducia in se stessi, etc.).

 

Sono presenti secchezza della bocca e la dilatazione delle pupille mentre segni caratteristici sono quelli a livello dell’apparato masticatorio, come il trisma dei masseteri (contrazione prolungata dei muscoli mandibolari) e il bruxismo (sfregamento involontario delle arcate dentarie).

 

Fra gli effetti tossici acuti particolare importanza hanno l’ipertermia maligna (fino a 43°) che può condurre alla morte, il coma, l’insufficienza renale acuta, i danni epatici, gli episodi psicotici, le aritmie, l’ansia, l’insonnia, etc.

 

Le situazioni ambientali presenti nelle discoteche come l’affollamento e il rumore associati alla disidratazione dei soggetti favoriscono l’instaurarsi della tossicità acuta. Queste situazioni vanno affrontate in pronto soccorso ospedaliero; nell’attesa si cerchi di abbassare la temperatura corporea con spugnature fredde.

 

Le sostanze più frequentemente associate all’ecstasy sono l’alcool e la cocaina. Con l’alcool si ha un aumento della depressione post-abuso con paranoia e pensiero suicida, tendenza al malumore e importante aumento dell’aggressività; con la cocaina una maggior frequenza di episodi psicotici acuti.

 

Effetti tossici cronici da MDMA

Nel breve periodo l’uso o l’abuso di ecstasy inducono l’instaurarsi, anche a distanza di diversi giorni, di atteggiamenti psicotici (comportamenti ripetitivi, crisi di panico, delirio di persecuzione, etc.), deficit dei centri della memoria, incapacità nell’applicarsi nelle più comuni attività come lo studio e il lavoro.

 

Molti studi condotti su primati non umani hanno dimostrato come la somministrazione di MDMA produca danni irreversibili sui neuroni producenti serotonina. Secondo la maggior parte degli studiosi i risultati di queste ricerche sono direttamente correlabili a quelli che si avrebbero sul cervello umano. La degenerazione degli assoni principali e di quelli terminali dei neuroni serotoninergici provoca quindi deficit psichici permanenti in particolare sul controllo dell’umore.

 

Nella migliore delle ipotesi la regressione del danno è lenta e parziale.

 

Gli effetti tossici cronici compaiono con l’aumento del numero delle compresse ingerite (psicosi, in particolare paranoidee, sindromi depressive, deficit cognitivi, inversione del ritmo sonno-veglia, attacchi di panico, turbe della memoria, etc.). La tossicità cronica è sempre presente nei soggetti che hanno assunto più di 50 pasticche e può manifestarsi anche diversi mesi dopo la sospensione dell’uso favorita dall’associazione con alcol e hashish. In special modo sono stati descritti molti casi di attacchi di panico in soggetti che avevano sospeso l’utilizzo di MDMA da molto tempo.

 

Tolleranza e dipendenza

L’utilizzo dell’ecstasy è caratterizzato dal fenomeno della tolleranza che porta ad aumentare il numero delle compresse assunte per sera in modo da ottenere lo stesso effetto che altrimenti si affievolirebbe.

 

Come per tutti gli anfetaminici oltre alla evidente dipendenza psicologica (craving) esiste dipendenza fisica. La sindrome astinenziale appare caratterizzata da fatica, aumento del sonno e umore depresso. Nei consumatori quotidiani di anfetaminici la sintomatologia è più evidente con cefalea, sudorazione, crampi muscolari accompagnati da ansietà, tremori, irritabilità, disturbi del sonno etc.

 

Terapia della tossicità cronica

L’uso di antidepressivi serotoninergici sembra poter limitare i danni acuti e diminuire la bramosia per la sostanza, ma non esistono protocolli terapeutici per la disassuefazione e per la tossicità cronica.

 

Alcune considerazioni personali

La mia sensazione è che non ci sia da parte di tutti i soggetti interessati (giovani, familiari, educatori, operatori sanitari etc.) l’esatta percezione dei rischi derivanti dall’attuale situazione riguardante l’uso e l’abuso delle cosiddette "nuove droghe" e in particolare dell’ecstasy e dei suoi derivati. I giovani non la percepiscono come droga e non si ritengono tossicomani e, a maggior ragione, tossicodipendenti. Non ritengono quindi, e con loro le famiglie, di rivolgersi a strutture come i SERT che sono caratterizzati nell’immagine comune come luoghi per tossici e devianti. Per questi motivi i SERT non "vedono" il fenomeno che, con ogni probabilità, è più rilevabile nei Servizi di Igiene Mentale date le sintomatologie indotte dall’uso di queste sostanze.

 

Socialmente la visibilità è minima e ricondotta quasi esclusivamente al fenomeno delle "stragi del sabato sera" ove peraltro, in mancanza di dati epidemiologicamente corretti, vengono sommate tutte le concause eventualmente responsabili (alcool, stanchezza, pasticche, alta velocità, etc.).

 

Lo studio delle motivazioni comportamentali che inducono una così larga fascia di giovani ad assumere ecstasy o una delle 170 molecole derivate non è sicuramente agevole; i consumatori di MDMA rientrano in categorie sociali non definite e non definibili (Bricolo).

 

L’analisi storica della diffusione degli oppiacei mostra ideologie e valori sottesi al consumo di queste sostanze, con un importante scontro generazionale e il rifiuto di modelli comportamentali e sociali imposti. Nei giovani e giovanissimi che si calano 5-6 pasticche in una sera, ma anche fino a 12, non abbiamo niente di tutto questo. Al contrario questi ragazzi sono perfettamente omologati con questa società e con i valori degli adulti o che gli adulti propongono. Resta, probabilmente, la funzione primordiale che ha caratterizzato tutte le droghe utilizzate come farmaco per lenire il dolore spirituale ed esistenziale che caratterizza l’esistenza umana (Meneghini).

 

Abbiamo quindi, a mio parere, una situazione di disagio di vasti strati della popolazione giovanile dai 14 ai 20 anni. Bagozzi li definisce spavaldi ma insicuri di sé e delle proprie capacità ed è nei momenti dello sballo e della trasgressione che si liberano delle proprie paure, di un senso di inadeguatezza a ciò che li circonda e soprattutto a ciò che li aspetta. L’ecstasy si caratterizza in questi ragazzi come elemento bivalente di Trasgressione e di Rifugio senza assumere i caratteri "negativi" delle cosiddette droghe pesanti: è vista come droga leggera ed è socialmente invisibile (relativamente alla visibilità degli eroinomani).

 

Gli studi condotti descrivono ampiamente la funzione indispensabile del gruppo, della discoteca e della ritualità del fine settimana. Aumentano però gli assuntori atipici: personalità particolarmente deboli tendono a ripetere l’esperienza anche nel corso della settimana o in altri luoghi di aggregazione (stadi etc.) stimolati dalle proprietà di quelle che Duina ha definito Droghe dell’essere all’altezza o Droghe di relazione. Ragazzi che faticano ad accettarsi, a crescere misurandosi con i propri limiti sono fatalmente attratti da sostanze che li liberano dalle paure del quotidiano.

 

La sostanziale sottovalutazione del fenomeno appare francamente inspiegabile: in tutto il mondo aumentano le morti causate direttamente (intossicazione acuta) o indotte (atteggiamenti auto-eteroaggressivi, etc.) da uso di ecstasy. Gli effetti acuti e cronici sul sistema nervoso degli assuntori sono noti e scientificamente documentati.

 

Uno degli aspetti più gravi di questa situazione è quindi che non vengano predisposti organici piani di intervento in tema di prevenzione, controllo, monitoraggio e intervento terapeutico adeguato.

 

Personalmente ritengo che la più efficace forma di prevenzione si attua con il rilevamento, fin dalla più giovane età, di tutte le forme di disagio giovanile (psichico, ambientale, familiare, etc.) e dei fattori predisponenti comportamenti "devianti".

 

Un intervento di questo tipo andrebbe a "coprire" non solo la predisposizione all’uso di sostanze psicoattive ma anche altre forme di risposta al disagio (anoressia nervosa, bulimia, comportamenti antisociali, alcoolismo, etc.). Un efficace intervento sul ragazzo e le necessarie "istruzioni per l’uso" ai familiari ed insegnanti otterrebbero importanti risultati nel recupero di una eventuale situazione di sofferenza e disadattamento sociale.

 

Un’altra forma di prevenzione potrebbe consistere nel fornire, nell’ambito di un più complessivo programma di educazione alla salute, una informazione corretta ed efficace nei modi, nel linguaggio e nei contenuti.

 

Aiutiamo gli adolescenti ad essere sereni, ad accettarsi per quel che sono, a riscoprire valori ed ideologie (che essi peraltro non rifiutano ma che spesso non conoscono) ed avremo adulti non adulterati.